WINNERS

2018 Arch. Juliette Blatter, Francia
2017 Arch. Yuan Zhimin, Cina
2016 Arch. Alice Valtellino, Italia
2015 Arch. Geng Tian, Cina
2014 Arch. Nicola Andreani, Svizzera
2013 Arch. Lorenzo Roberto Pini, Italia
2012 Arch. Matteo Rapazzini, Italia
2011 Arch. Stefanie Häusler, Svizzera
2010 Arch. Jessica Stuecklin, Svizzera
2009 Arch. Chloe Portelette, Francia
2008 Arch. Francesco Ricci, Italia
2007 Arch. David Bellasi, Svizzera
2006 Arch. Alessandro Martinelli, Italia
2005 Arch. Anna Medeossi, Italia
2004 Arch. Mitsunori Sano, Giappone
2003 Arch. Lidor Gil-Ad, Israele
2002 Arch. Claudia Scholz, Germania

Architect Juliette Blatter, Francia

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Academic jear: 2017-2018

Atelier: Martin Boesch

Project: Riuso area industriale ex Reggiani, Facoltà delle Arti di Bergamo

Members of the jury:

Arch. Marc-Henry Collomb, Arch. Sergio Crotti, Arch. Ursula Bolli, Arch. Aldo Cibic, Giusi Boni-Filippini

Motivation:

Il progetto premiato prefigura una convincente proposta di ristrutturazione e riuso di un grande fabbricato industriale dismesso nel quartiere Redona a Bergamo, in grado di convalidare una strategia di valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, finalizzata alla riqualificazione urbana.

L’intervento delineato appare alquanto apprezzabile sotto diversi profili congruenti:
riattiva un complesso produttivo tuttora emblematico nella memoria cittadina, con ridestinazione a "Facoltà delle Arti", pertanto totalmente rinnovato nei contenuti e complementare all’adiacente pregevole corpo lineare “Bergonzo”, qui adibito a biblioteca pubblica con spazi espositivi, rivitalizzando l’intero ambito circostante, allo scopo ridisegnato nell’accessibilità da mezzi pubblici, da rete stradale e da aree pedonali;
recupera con attenzione critica e trasforma con notevole coerenza l’organismo architettonico dato, inserendo le superfici e i vani accessori richiesti dalle nuove attività, secondo un diagramma distributivo libero ma integralmente compatibile con la partizione modulare preesistente, nel rispetto delle membrature principali e secondarie, rese rispondenti alla nuova connotazione spaziale;
accresce la complessità degli spazi interni, mediante percorsi multipli di accesso e circolazione con ampie aree di incontro, anche a cielo aperto, la cui permeabilità passante riannoda le relazioni multiscalari con le aree esterne, incentivandone la funzionalità e favorendo i processi di socializzazione, a proseguimento della ricca gamma di sequenze spaziali proprie dell’esperienza urbana;
interpreta con sensibilità e rielabora con maestria i telai strutturali preesistenti, le travature metalliche e gli sheds, mediante pertinenti integrazioni, idonei materiali ed efficaci trattamenti delle superfici, raggiungendo risultati di intensificazione diaframmatica, trasparenza e leggerezza tali da conferire all’ampio organismo architettonico un’identità specifica, insieme espressiva della mutata destinazione d’uso, del significato comunitario assunto nel contesto, dell’appartenenza al quartiere.

La chiarezza degli obiettivi progettuali perseguiti e descritti nella relazione, l’efficacia delle rappresentazioni grafiche, nonché l’accurata esecuzione del modello plastico hanno suscitato inoltre particolare apprezzamento.

The diploma work theme:

Bergamo*

Il lavoro di Diploma 2018 è centrato sul territorio e la città di Bergamo; in particolare sarà studiato il processo di sviluppo che sorregge le esperienze a livello commerciale, sociale, culturale, urbanistico ed economico.

L’impianto storico della città rimane il riferimento del sistema locale e del tessuto connettivo consolidato da una rete interconnessa di attività dotate di una propria capacità di crescita produttiva in ambito regionale. È proprio questa dimensione locale che il Diploma dell’Accademia vuole esplorare, lavorando su 13 aree nelle zone strategiche della città.

Il lavoro di Diploma sarà completato da precisi programmi concordati dalla Direzione dell’Accademia e dall’Amministrazione cittadina, riconoscendo così al futuro architetto la capacità di dare risposte ai quesisti che emergeranno durante la fase esplorativa dell’analisi e della ricerca.

I progetti finali saranno quindi esposti in una mostra che sarà allestita a Bergamo nell’autunno 2018.

Il Diploma 2018 sarà diretto dall’architetto Mario Botta. Coordinamento Gabriele Cappellato e Monica Sciarini.

Atelier professori responsabili

  • Francisco e Manuel Aires Mateus
  • Walter Angonese
  • Michele Arnaboldi
  • Valentin Bearth
  • Martin Boesch
  • Frédéric Bonnet
  • Mario Botta
  • Diébédo Francis Kéré
  • Quintus Miller
  • João Nunes e João Gomes da Silva
  • Valerio Olgiati
  • Jonathan Sergison
  • Ruggero Tropeano

* Fonte: arc.usi.ch, didattica, diploma

Bergamo*

The Diploma work this year is centred on the territory and the city of Bergamo. In particular, it will study the development process underpinning experiences on the commercial, social, cultural, urban and economic levels.

The city’s historical layout remains the frame of reference for the local system and the connective tissue consolidated by an interconnected network of activities with its own capacity for productive growth within the region. It is this local dimension that the Diploma course will seek to explore, working on 13 areas in strategic zones of the city.

The Diploma work will be completed by precise programmes agreed by the Academy's faculty board and the city administration, acknowledging the future architects’ ability to give answers to the questions that emerge during the exploratory phase of analysis and research.

The final projects will be presented at an exhibition in Bergamo in autumn 2018.

Diploma Director Mario Botta. Assistant Monica Sciarini

Design Studios Professors in Charge

  • Francisco e Manuel Aires Mateus
  • Walter Angonese
  • Michele Arnaboldi
  • Valentin Bearth
  • Martin Boesch
  • Frédéric Bonnet
  • Mario Botta
  • Diébédo Francis Kéré
  • Quintus Miller
  • João Nunes e João Gomes da Silva
  • Valerio Olgiati
  • Jonathan Sergison
  • Ruggero Tropeano

* Source: arc.usi.ch, courses, diploma

About this project:

F.A.B – Facoltà delle Arti di Bergamo – Da uno spazio di produzione industriale ad uno spazio di produzione artistica.

Il capannone industriale della Reggiani Macchine, adibito alla produzione di macchine tessili, è caratterizzato da un grande vuoto con un estensione di 6200 m2 senza divisioni o partizioni verticali e orizzontali. La grande scala è quindi la caratteristica principale di questo spazio, definito da una struttura metallica e dallo shed che definisce e governa il tetto. La riconversione programmatica prevede il passaggio da uno spazio destinato alla produzione industriale a quello di un'area dedicata alla produzione artistica.

L'analisi urbanistica su larga scala e quella sulle strutture degli edifici hanno dimostrato il potenziale per la riconversione degli edifici esistenti in un campus universitario (F.A.B.), soddisfando le esigenze della città e riattivando il quartiere oggi chiuso al pubblico. La F.A.B riusa e completa gli edifici presenti nella parte settentrionale del sito Reggiani accomunati dalla nuova piazza: l’edificio della Reggiani Macchine, la centrale termica, l’ex sede degli uffici Reggiani e due nuovi volumi definiti morfologicamente.

L’iconica "stecca Bergonzo" (sede della Reggiani Tessile disegnata da Alziro Bergonzo tra il 1960 e il 1963) ,riusata come biblioteca pubblica e spazi espositivi, diventa elemento di collegamento tra la parte meridionale a carattere residenziale e il nuovo campus F.A.B. a nord.

Nel nuovo campus ogni edificio è caratterizzato da uno specifico campo artistico: arti applicate, teatro e musica. Il progetto si concentra sul capannone a sheds della Reggiani Macchine riconvertendolo come sede di quattro dipartimenti di arti applicate: graphic design, industrial design, space design e design tessile, quest’ultimo legato al passato industriale del sito.

La riconversione mira a definire all’interno del vasto spazio industriale una scala più intima e favorevole all'apprendimento delle arti. Per favorire le connessioni tra i dipartimenti e per facilitare sinergie, trasversalità e comunicazione -essenziali per l'esercizio di queste discipline- viene evitato il partizionamento spaziale delle funzioni attraverso una distribuzione concentrica ed aperta degli spazi di lavoro attorno ad uno spazio collettivo centrale. Unica eccezione le aule, iscritte in volumi chiusi.

Attraverso l’inserimento di uno strato perimetrale composto da due piani di aule e ateliers viene definita una via interna su tutta altezza che orienta l’edificio e mantiene la grande dimensione industriale dell’esistente. Questo luogo identitario offre agli utenti uno spazio pubblico generoso e favorevole ai vari eventi legati alle attività della scuola. L’alternanza di vuoti a tutta altezza e balconi aperti ne anima il percorso longitudinale.

La struttura industriale, caratterizzata da grandi luci, viene completata da una nuova maglia dalla misura adatta alla funzione didattica. Le travi esistenti a doppia T vengono rafforzate con getti in cemento, ridefinendone la geometria. La nuova struttura si allinea agli assi di quella esistente. I suoi profili a sezione quadrata riprendono le misure dell’esistente integrandosi geometricamente e differenziandosi nella realizzazione. Le nuove solette come getti in cemento su pannelli in alluminio ondulato a cassero perso completano la struttura primaria in metallo.

Lo scheletro strutturale, composto da elementi nuovi ed esistenti, offre una griglia omogenea e neutrale, in grado di rispondere alla flessibilità necessaria ad accogliere il gioioso disordine creativo della scuola. L’acciaio della struttura e l’alluminio ondulato delle solette e delle facciate rievocano il passato industriale aggiornandolo alle necessità contemporanee.

Project drawings:

© Juliette Blatter